ANSIA SOCIALE: CAUSE, SINTOMI E TRATTAMENTO5 min di lettura

ANSIA SOCIALE O TIMIDEZZA?

Chi soffre di ansia sociale teme costantemente di essere valutato in modo negativo dagli altri e teme di poter fare o dire qualcosa per cui sarà giudicato negativamente, schernito o rifiutato, come arrossire, tremare, sudare, inciampare, balbettare. Per questo motivo evita il più possibile le situazioni sociali.

Quando una persona si limita fortemente nelle sue scelte lavorative e relazionali al punto da evitare sempre più interazioni e rischiare l’isolamento è probabile che si tratti di un disturbo che si chiama ANSIA SOCIALE (o FOBIA SOCIALE).

Questo modo di fare è diverso dalla timidezza. Sono timide le persone socialmente riservate, che esitano, si irrigidiscono o arrossiscono quando sono al centro dell’attenzione. Questo può provocare qualche difficoltà nelle relazioni ma quando le persone si impegnano in interazioni sociali riescono con successo.

La persone che soffre di ansia sociale teme di poter fare qualcosa che renda visibili i suoi sintomi d’ansia per cui si sentirà imbarazzato, umiliato, rifiutato. Il fobico teme, inoltre, che il suo comportamento possa offendere gli altri, come per esempio fissare restando in silenzio. Egli ha paura di essere giudicato stupido, noioso, intimidatorio, sgradevole.

 

QUANTO E’ INVALIDANTE L’ANSIA SOCIALE?

L’ansia sociale inizia, tipicamente, tra gli 8 e i 15 anni e riguarda sia le interazioni con i coetanei che con gli adulti.

Secondo una ricerca di Holt (1992) i fobici sociali temono maggiormente quattro tipi di situazioni:

  • Interazione/ parlare formale (70% del campione)
  • Interazione/ parlare informale (46% del campione)
  • Asserzione (31% del campione)
  • Osservazione del comportamento (22% campione)

In generale, ogni situazione sociale genera ansia o paura, non accade in maniera occasionale (altrimenti si tratterebbe di timidezza o di paure transitorie).

In particolare, una persona che teme che gli tremino le mani può evitare di bere, mangiare, scrivere o indicare in pubblico, chi ha paura di sudare probabilmente eviterà di stringere la mano o mangiare cibi speziati. Una persona che si spaventa perché potrebbe arrossire può evitare situazioni pubbliche, luci forti, conversazioni. Alcuni individui evitano di urinare nei bagni pubblici in presenza di altre persone (paruresis o sindrome della vescica timida).

È molto frequente che l’ansia anticipatoria si verifichi molto in anticipo rispetto agli eventi come, ad esempio, preoccuparsi settimane prima di andare ad una festa o ripetere un discorso da fare per giorni e giorni.

L’evitamento attuato dalla persona può essere più o meno esteso ed evidente. L’individuo può, ad esempio, rifiutarsi di andare alle feste o a scuola o limitare al minimo il contatto visivo.

Altri segnali possono essere una postura molto rigida, il parlare a voce troppo bassa.

 

COSA C’È ALLA BASE DELL’ANSIA SOCIALE?

La fobia sociale può comparire in seguito ad un’esperienza molto stressante o umiliante (come l’essere vittima di bullismo) o svilupparsi lentamente.

Secondo Schelenker e Leary, due famosi psicologi cognitivisti, una persona diventa ansiosa quando desidera “fare colpo” e dubita di poter avere successo. Il nucleo di questo disturbo sembra essere la poca stima di sé e delle proprie capacità di riuscita. A partire da questo la persona struttura degli schemi di pensiero per cui gli altri valutano negativamente ciò che loro fanno e sono.

 

CONSEGUENZE ASSOCIATE ALL’ANSIA SOCIALE

Molto spesso l’ansia sociale è associata all’abbandono scolastico, ad una diminuzione del benessere, alla diminuzione della produttività lavorativa o scolastica e dello status socioeconomico.

La situazione maggiormente temuta dagli uomini riguarda gli appuntamenti con un eventuale partner. La fobia sociale negli uomini è, infatti, maggiormente associata all’essere single o divorziati, al permanere nella casa familiare oltre i 30 anni. Essi, inoltre, utilizzano più frequentemente alcol e droghe per alleviare i sintomi del disturbo e spesso presentano un disturbo oppositivo provocatorio o della condotta.

Le donne, invece, presentano un maggior numero di paure sociali associate a disturbi depressivi, bipolari e d’ansia.

Tutti gli adulti che soffrono di questo disturbo rischiano di essere carenti nell’accudimento dei figli e nelle attività ricreative.

Negli anziani l’ansia sociale può riguardare la disabilità e il declino delle funzioni sensoriali come la vista o l’udito.

 

TRATTAMENTO

Si è notato che, sebbene sia un disturbo molto invalidante, la maggior parte delle persone che chiede un trattamento già soffre di un disturbo d’ansia sociale da 15-20 anni. Questo significa che i sintomi sono molto radicati nella persona. Nonostante ciò Il 30% delle persone che va in terapia sperimenta una remissione dei sintomi entro un anno di trattamento, il 50% nel giro di pochi anni. E il restante 20% necessita di una terapia più lunga.

Il trattamento è impegnativo, è importante essere presenti in maniera continuativa ed essere attivi nel confrontarsi con la propria ansia imparando, man mano, a tollerarla, comprenderla e cambiare in maniera significativa il proprio approccio alle situazioni problematiche

Spesso si consiglia il trattamento in gruppo perché:

  • è possibile vedere come gli altri affrontano problemi simili, avere più modelli di riferimento
  • impegnarsi pubblicamente a cambiare
  • si fa esperienza di esporsi alla presenza di altri ma in un contesto protetto in cui ognuno vive difficoltà simili ed è escluso ogni tipo di giudizio
  • si scopre la possibilità di poter condividere le proprie esperienze e paure con altri.

 

Riferimenti

American Psychiatric Association, DSM – 5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina, 2014, Milano

Beck, Emery, Greenberg, L’ansia e le fobie. Una prospettiva cognitiva, Casa Editrice Astrolabio, 1985, Roma

Bianchini S., Guida clinica dei disturbi psicologici, 1996, Roma, IFREP

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0887618592900275

Holt, Heimberg, Situational domains of social phobia, Journal of Anxiety Disorder, 6, 63-77, 1992

Leave your thought