Autismo in italia, nei prossimi anni la mappatura completa4 min di lettura

L’AUTISMO ancora oggi è una malattia di cui non si conoscono le origini e la guarigione resta un obiettivo lontano. Ma se la diagnosi viene fatta in tempo, entro i primi mesi di vita del bambino, allora l’intervento precoce può migliorare di molto i sintomi e la qualità della vita del paziente.

Anche in questo settore, l’Italia sembra essere un paese fortemente diviso,  in quanto l’offerta assistenziale per l’autismo varia molto da regione a regione.

Il Corriere della Sera spiega che l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) è impegnato in un progetto di individuazione dei segnali precoci dell’autismo su scala nazionale, in modo da rendere l’offerta assistenziale omogenea e di qualità in tutta Italia.

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Maria Luisa Scattoni – Dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze dell’ISS

Il progetto, con nome “Strumenti non invasivi per la diagnosi precoce dei disturbi dello spettro autistico“, è partito nel 2011 ed è stato supervisionato da Maria Luisa Scattoni, del Dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze dell’ISS.

Gli obiettivi del progetto sono lo studio dei comportamenti dei bambini nei primi due anni di vita per riuscire a identificare gli “indicatori precoci” dello spettro autistico.

Vedi articolo: Indicatori precoci di autismo, quali sono?

 

LA MAPPATURA DELL’AUTISMO IN ITALIA

Qual’è la situazione in Italia oggi? Per scoprirlo si sono unite, in una maxi indagine a tappeto, diverse associazioni coordinate dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e dall’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA), con la collaborazione della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP). L’indagine ha l’obiettivo di individuare le procedure attive in ciascuna regione d’Italia per la diagnosi precoce dei disturbi dello spettro autistico (ASD).

Secondo il magazine online Vita sono «100mila i bambini e gli adolescenti che in Italia sono affetti da autismo. Ne soffre un bambino ogni 100 e i maschi sono i più colpiti: 4 volte più delle femmine, senza differenza tra le varie etnie e condizioni sociali».

Intanto, Antonella Costantino, presidente SINPIA e direttore della UONPIA della Fondazione Policlinico afferma: «In Italia la diagnosi viene mediamente effettuata all’età di 4-5 anni: c’è un ritardo di circa 2-3 anni rispetto ai primi dubbi dei genitori». Perciò possiamo aspettarci statistiche in rialzo nel prossimo futuro.

Diventa strategico aumentare la consapevolezza di tutte istituzioni vicine al bambino: famiglia, pediatri e scuola.

DIAGNOSI ENTRO I 24 MESI

L’individuazione precisa dei sintomi iniziali della patologia rappresenta un passo decisivo per il trattamento precoce che può ridurre significativamente l’impatto del disturbo sullo sviluppo e migliorare le capacità e l’autonomia del paziente.

Secondo Gianpiero Chiamenti, presidente FIMP, già tra i 18 e i 24 mesi di vita del bambino/a è possibile effettuare con certezza una diagnosi di autismo. Per fare questo è cruciale il ruolo dei pediatri, che nelle visite sanitarie di routine hanno la possibilità «di osservare in maniera mirata i segnali di rischio di autismo e indirizzare tempestivamente i genitori ai servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza per la conferma diagnostica e l’eventuale presa in carico».
Altro obiettivo del progetto dell’osservatorio nazionale è raccogliere informazioni su quali strumenti di screening e diagnosi precoce siano attivi a livello regionale e quali siano le modalità più efficaci per favorire l’accesso ai servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza alle famiglie.

LA FAMIGLIA E IL PEDIATRA

Federica Zannetto, presidente dell’Associazione Culturale Pediatri sottolinea il ruolo cruciale che assolvono i pediatri nei confronti del processo diagnostico e che permettere alle famiglie di accedere in sicurezza alle successive fasi di cura.

«Per le famiglie la presenza di reti di intervento e la facile accessibilità ai servizi di salute che abbiano competenze specifiche ha una ricaduta immediata sulla qualità della vita – afferma Giovanna Romano del Ministero della Salute. Una rete di assistenza sotto casa, inoltre, potenzia il valore abilitativo dell’intervento che, se iniziato in fase precoce, aumenta l’efficacia nell’acquisizione di autonomia nelle azioni quotidiane e può migliorare significativamente l’esito in termini di competenze cognitive e sociali».

Sembra, perciò necessario ricostruire una precisa mappatura dei percorsi diagnostici- terapeutici reali per identificare i punti di forza e di debolezza dell’offerta sanitaria in Italia per l’autismo.

 

Bibliografia

http://www.corriere.it/salute/pediatria/16_maggio_03/autismo-via-mappatura-situazione-italia-d8cd602e-1118-11e6-950d-3d35834ec81d.shtml

http://www.vita.it/it/article/2015/04/01/autismo-in-italia-ne-soffrono-100mila-bambini-e-adolescenti/131956/

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