CHE COS’È LA RABBIA? 5 consigli per gestirsi quando ci si arrabbia5 min di lettura

La rabbia è un’emozione fondamentale presente in tutte le fasi della vita e in tutte le culture. Essa ha manifestazioni espressive costanti, una funziona adattiva e predispone all’azione.

MANIFESTAZIONI FISIOLOGICHE

È abbastanza semplice per tutti dire se un bambino, un amico o il partner è arrabbiato, prima ancora che parli. Ci sono delle chiare espressioni del viso che veicolano questa emozione, come corrugare la fronte o stringere i denti.

Oltre all’espressione facciale ci sono altri segni fisici caratteristici della rabbia:

  • Stringere i pugni
  • Accelerazione del battito cardiaco
  • Aumento della frequenza respiratoria
  • Innalzamento della temperatura corporea
  • Contrazioni muscolari

Le reazioni fisiche che accompagnano la rabbia sono guidate dal sistema nervoso autonomo (SNA), ciò significa che rientrano nelle funzioni vitali automatiche, che sono fuori dal controllo volontario. Per questo motivo spesso abbiamo la sensazione di:

Non riuscirsi a controllare la nostra rabbia!”.

LA FUNZIONE ADATTIVA DELLA RABBIA

La rabbia ha la funzione di segnalare la percezione di qualcosa di minaccioso per la nostra sopravvivenza. Questa funzione adattiva ha permesso al genere umano di adattarsi ad un ambiente spesso ostile e pericoloso. È grazie a questa emozione che riusciamo ad attivarci e difenderci in caso di aggressione da parte di un predatore.
Lo scopo della rabbia, dunque, è quello di sconfiggere e intimorire l’avversario.

Per l’uomo moderno, la rabbia rappresenta un’emozione indispensabile per la sua sopravvivenza psicologica davanti agli innumerevoli stressor della società moderna. Essa può orientare positivamente verso:

  • la difesa personale
  • il cambiamento
  • l’affermazione dei propri diritti davanti agli altri

Ecco perché imparare a riconoscerla e a gestirla, sono competenze estremamente vantaggiose per ogni individuo.

PERCHÉ A VOLTE CI SI ARRABBIA TANTO?

Ci si arrabbia quando un ostacolo impedisce la realizzazione dei propri piani, come un ingorgo stradale, il pc che non funziona, il capo che promuove una persona palesemente raccomandata, il partner che non ci capisce, i figli che non obbediscono. A volte la reazione può essere passeggera, altre volte si ha la spiacevole sensazione di aver subito un’ingiustizia e che questa rappresenti un ostacolo rispetto alla nostra illusione di un mondo perfetto in cui tutto dovrebbe funzionare come desideriamo. La rabbia mobilita l’energia per superare l’ostacolo ma non sempre viene direzionata verso la soluzione.

In quel momento tutta l’attenzione è rivolta all’ostacolo e i pensieri negativi si estendono sia alle persone coinvolte che alla realtà. Gli altri sono considerati incompetenti o cattivi e diventa sempre più pervasivo il pensiero che nel mondo “tutto gira per il verso sbagliato”.

Queste interpretazioni negative aumentano sia il malcontento che la rabbia e la realtà appare sempre più negativa. La rabbia si autoalimenta.

ESPRIMERE LA RABBIA

La rabbia in sé non è positiva o negativa, il modo in cui viene espressa può esserlo. Quando ci si sente arrabbiati significa che un proprio bisogno non è più soddisfatto e che il proprio equilibrio non è più assicurato. La rabbia spinge ad agire.

Due modi disfunzionali per trattare la rabbia sono:

  1. IMPLOSIONE: spesso la rabbia è malvista e da piccoli si ricevono dei messaggi, più o meno impliciti, per evitare di manifestarla (Non è bello vedere una donna che urla, Che senso ha arrabbiarti per questa cosa). Molte persone hanno imparato a trattenere la rabbia e reprimerla piuttosto che esprimerla direttamente. Da adulti si ha l’impressione di non provare rabbia, o non la si esprime per non sembrare negativi, volgari o maleducati. Questa strategia può essere nociva per la salute poiché la rabbia prepara il corpo all’azione mobilitando risorse (come i grassi nel sangue). Se la rabbia viene repressa i grassi non vengono bruciati ma si depositano sulle pareti delle arterie aumentando il rischio di ictus e problematiche per il sistema immunitario.
  2. ESPLOSIONE: altre volte arrabbiarsi è il modo che si trova per farsi ascoltare da qualcuno di importante e ci si abitua ad avere reazioni violente o aggressive come colpire ciò che c’è intorno, come il muro, il tavolo, il pc si lanciano gli oggetto, si insulta o si minaccia chi ci contrasta. Vari studi confermano che le esplosioni di rabbia aumentano il rischio di infarto e malattie cardiovascolari.

La rabbia è un’emozione importante, un’alleata sana di fronte all’aggressività, alle ingiustizie, all’impotenza, agli ostacoli. Esprimerla trasformandola in parole consente di pensare l’emozione, di ridurne l’intensità e poterla gestire.

5 CONSIGLI PER GESTIRSI QUANDO CI SI ARRABBIA:

  1. Riconoscere i segni fisici della rabbia: prestare attenzione ai cambiamenti fisici come stringere i pugni, digrignare i denti o contrarre le braccia aiuterà ad essere più consapevoli del modo in cui ci si arrabbia e a pian piano è possibile allentare la tensione fisica attraverso la consapevolezza e la respirazione.
  2. Ammettere di essere arrabbiato/a: esercitarsi ad assumersi la responsabilità della propria rabbia dicendo “IO mi sono arrabbiato quando Tu hai detto…” invece che “Tu mi fai arrabbiare o Sei un imbranato”. Esprimere la collera in prima persona consente di esprimere la rabbia in modo rispettoso e senza offendere o accusare gli altri. È un modo per accettare la propria rabbia, invece che farla ricadere sugli altri.
  3. Esplicitare l’illusione di un mondo perfetto. Abbiamo visto che spesso se ci arrabbiamo per qualcosa che non va come previsto è perché immaginiamo un mondo perfetto in cui tutto si svolge secondo i propri desideri. È utile esplicitare questo processo. Ad esempio se la situazione irritante è: Mi arrabbio quando i miei figli non mi obbediscono immediatamente. Nota che il motivo alla base è: I miei figli dovrebbero obbedirmi a bacchetta! Come dei soldatini. Oppure ci si arrabbia per il traffico e si può esplicitare che il motivo è aspettarsi un mondo in cui tutti rispettano alla lettera il codice della strada.
  4. Immaginare come dovrebbero andare le cose nel mondo perfetto che desideriamo ne evidenzia l’aspetto irrealistico. A questo punto sarà semplice riconoscere che è impossibile e riderci su accettando più facilmente l’imprevisto.
  5. Scegli una situazione da cui partire: per rendere concreti questi consigli impegnati a seguire i consigli precedenti in una situazione concreta. Può essere il traffico o il momento in cui il cel si scarica. Scegli tu la situazione e impegnati a seguire questi consigli. Vedrai che man mano riuscirai sempre meglio a gestire te stesso nelle situazioni in cui ti arrabbi.

 

Per concludere vi lascio con questa frase

“Quel che turba gli uomini non sono le cose, bensì le opinioni che hanno su di esse” (Epitteto)

 

Bibliografia

http://uk.reuters.com/article/health-us-anger-heart-idUKTRE63K57A20100421

http://www.edises.it/demo/1000000039/cap_prova_martinifond.pdf

Stewart, Joines, L’analisi Transazionale, 1987, Garzanti, Milano

Thalman, Quaderno per trasformare la propria collera in energia positiva, Vallardi Editore, Milano, 2015

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