Come prevenire l’ansia nei figli4 min di lettura

Un vecchio detto recita: “Genitori non si nasce, ma si diventa”. Nessuno viene al mondo con un manuale che spieghi come educare i figli, affinché diventino adulti maturi e  in grado di affrontare al meglio la vita. Essere genitori, specialmente in questi tempi, è un’avventura dalla quale si impara ogni giorno, e che richiede amore, coraggio e soprattutto molta forza emotiva.  Genitori e figli vivono insieme diverse tappe evolutive e il rapporto tra i due è determinato dal loro superamento da parte di entrambi.

Quando si ha a che fare con un bambino piccolo, uno dei problemi principali per il genitore sta nel prevenire l’ansia e le paure del figlio. Allora, cosa può fare a tal proposito un genitore responsabile?

La psicologa Golda Ginsburg, dell’Università del Connecticut, in uno studio pubblicato su The American Journal of Psychiatry ha indagato proprio il fenomeno della trasmissione dell’ansia dai genitori ai figli, affermando in un’intervista che «l’Ansia è il disordine psichiatrico più comune fra la gioventù. Altri disordini comprendono il disordine dell’iperattività di deficit dell’ADHD (deficit di attenzione e iperattività), la depressione, il disordine di comportamento o il disordine oppositivo di sfida».

 

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Spesso e volentieri i bambini non verbalizzano le loro ansie o le loro paure, ma le manifestano nei comportamenti non verbali. Allora per affrontare al meglio le paure dei bambini bisogna prestare molta attenzione ai segnali che i bambini mandano, specie quelli non verbali come ad esempio: gesti, comportamenti nervosi (capricci), oppure, sintomi come disturbi del sonno (insonnia o enuresi), pianti ingiustificati o piagnucolii, il dito in bocca, scarabocchi e disegni.

DA COSA DERIVA TUTTO QUESTO?

Diversi fattori concorrono al formarsi di ansie e paure nei bambini. Golda Ginsburg individua diversi fattori di rischio. Esistono fattori di natura innata, come il temperamento del bambino stesso, o ambientali come la famiglia o i contesti di vita del bambino.

Tra questi troviamo:

  • esperienze negative
  • modelli genitoriali ansiogeni

La psicologa americana, sottolinea l’esistenza dell’ansia appresa, quella derivata proprio da mamma e papà. I genitori, infatti, sono il modello di riferimento principale nei primi anni di vita del bambino, perciò le loro modalità di risposta alle circostanze di vita divengono i modelli di riferimento. Fin da piccoli apprendono tramite il processo dell’imitazione, perciò se ad esempio un genitore ammette la violenza a casa, ciò predisporrà il bambino a interagire con il mondo in modo violento anche da adulto perchè lo ha appreso fin da piccolo; stesso processo vale per la trasmissione dell’ansia.

In altre parole, genitori ansiosi rischiano di trasmettere ansie e paure ai figli.

QUALI SONO LE CONTRO-STRATEGIE GIUSTE

1. Individuare le paure e confrontarle con la realtà

La maniera più efficace per ridurre il livello d’ansia è il confronto diretto con la realtà: accompagnare con delicatezza il bambino a distinguere la paura sana che ci mette in allerta dai reali pericoli, dai timori esagerati, cioè, quelli sproporzionati e che condizionano negativamente la nostra esperienza. Insomma, se un cane ringhia meglio tenersene alla larga, ma è esagerato non mangiare una torta di compleanno per il timore che sia avvelenata.

Tramite una adeguata confrontazione con la realtà, il bambino impara a chiedersi se è davvero possibile che ciò che lo spaventa può davvero fargli del male.

2. Individuare i segnali di paura o di ansia

In un’ottica di prevenzione è importante che l’adulto impari a conoscere il bambino e a rintracciare quei i segnali di paure immotivate e di ansia eccessiva. 

Queste angosce possono manifestarsi in tanti modi:

  • paura di separarsi, anche per poco tempo, dai genitori
  • timore di alzare la mano in classe per fare la più banale e legittima delle richieste all’insegnante
  • dall’imbarazzo di relazionarsi con gli altri al terrore di fallire in qualsiasi prova, scolastica o sportiva che sia.

Sottovalutare questo genere di segnali, fa dubitare il bambino di poter fronteggiare le situazioni, paralizzandolo. Inoltre, stati d’ansia e di paura non affrontati da piccoli possono generare nell’adulto gravi problemi di bassa autostima, fino ad arrivare a disturbi d’ansia o attacchi di panico, e in casi gravi anche alla depressione.

Per evitare questa rischiosa evoluzione, è importante seguire il prossimo consiglio.

3. Aiutare a rimettersi in gioco

La paura genera l’ansia e rischia di bloccarci davanti a ciò che spaventa. Questo blocco presto si può trasformare in evitamento, e a quel punto è l’intervento è più difficile.

È importante, allora, confrontarsi con le proprie paure per superarle, e non evitarle. A volte, sono proprio i genitori apprensivi e iperprotettivi a fare di tutto per evitare che il proprio figlio abbia a che fare con situazioni potenzialmente ansiogene. In realtà, invece, mamma e papà dovrebbero aiutarlo a mettersi in gioco, gradualmente. Perché l’evitamento finisce con l’accrescere l’ansia ancora di più.

Riferimenti

http://www.news-medical.net/news/20140324/10872/Italian.aspx

http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/come-non-trasmettere-l-ansia-ai-figli

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