COME SMETTERE DI RIMUGINARE? LA STRADA DELLA MINDFULNESS5 min di lettura

A volte ci si sente “assediati” dai propri pensieri negativi. Questi pensieri, spesso, ci spaventano. C’è chi lotta con loro ma, quasi sempre, è peggio, sembrano aumentare. Per imparare a gestire qualcosa di spiacevole è necessario entrarci in contatto. Un metodo utile e semplice da utilizzare è la MINDFULNESS.

 

RIMUGINARE  E RUMINARE

Riflettere dopo un litigio in famiglia, una rottura con il partner o un’incomprensione sul lavoro è utile per comprendere, a mente lucida, cosa è accaduto e cosa ha fatto degenerare l’incontro per utilizzarlo in futuro in situazioni simili. A volte può essere utile  immaginare come chiedere in modo efficace le ferie al capo o come fare una proposta di matrimonio.  Ma attenzione ai tempi e alla capacità di controllarti! Se stai pensando alla stessa situazione ormai da qualche giorno (o da settimane) forse sei passato dal pensare al rimuginare e, probabilmente, lo stai facendo in modo sempre più ossessivo. Soprattutto se non riesci a smettere di pensarci.

RUMUNARE E RIMUGINARE
Ruminare significa pensare in modo ripetitivo e negativo ad un problema passato o a un malessere emotivo con l’obiettivo di controllare cause e conseguenze . Spesso si immagina di poter cambiare la propria risposta al momento opportuno di una discussione e modificarne l’esito.

Rimuginare consiste nel preoccuparsi temendo di non essere capaci di fronteggiare i problemi futuri e, soprattutto, che il peggio possa accadere (Sassaroli, Ruggiero, 2003). I pensieri e le immagini sono alquanto incontrollabili e lo scopo è di prevedere o prevenire eventi negativi costruendo soluzioni ipotetiche (Borkovec, 1998).

 

 

 

PERCHÉ RIMUGINARE PUÒ ESSERE RISCHIOSO?

  1. Isolamento: stai trascorrendo molto tempo da solo con i tuoi pensieri invece che nella realtà.
  2. Inefficacia: anche se ci penserai mille volte al giorno non potrai cambiare il passato né anticipare il futuro, cosa che invece potrai fare se cambi strategia!
  3. Calo della qualità della vita: il rimuginio è associato a insonnia, irritabilità, irrequietezza, mal di testa cronici (Harvey, 2000). È spesso frequente nei disturbi d’ansia.

 

 

REGOLAZIONE COGNITIVA DELLE EMOZIONI

Ripensare a emozioni, pensieri e comportamenti stressanti può condurre ad una “nuova valutazione” di essi: un REAPPRAISAL COGNITIVO (Gross, 2002). Il reappraisal può essere positivo se la nuova valutazione è più funzionale e costruttiva per l’individuo e negativo quando la persona giudica negativamente se stesso o gli altri. Il rischio del Reappraisal negativo è quello di attivare e stabilizzare un dialogo interno in cui la persona si accusa e si svaluta dicendosi tra sé e sé “Perché è successo a me? Perché reagisco sempre in questo modo? Cosa ho di sbagliato? Non sono capace, sono un buono a nulla”. La persona non riesce ad osservare oggettivamente ciò che accade nella sua vita e trovare soluzioni poiché ritiene, a priori, di non essere in grado di affrontarle. È altamente disfunzionale e spesso i pensieri sembrano partire “in automatico”. Questo modo di rapportarsi a sé aumenta lo stress, le emozioni negative, peggiora le relazioni interpersonali, l’autostima e la qualità della vita (Gross, 2006).

mindfulness

LA MINDFULNESS: UNA STRADA UTILE

La Mindfullness è una tecnica di meditazione che consente di coltivare alcune qualità dell’attenzione, in un atteggiamento benevolo nei confronti di sé e della propria esperienza.

Significato della parola MINDFULNESS
La parola inglese Mindfulness è il risultato dei seguenti termini:

  • MIND: mente
  • FUL: che trasforma il sostantivo in aggettivo e indica “pienezza”
  • NESS: suffisso che indica “la qualità di”.

Significa, quindi, stato dell’essere immerso nella qualità di cui è piena la mente, ovvero

STATO DI PIENA PRESENZA DELLA MENTE

 

Non è una condizione mistica, di trance, né una tecnica di rilassamento. La mindfulness consente di concentrarsi sull’esperienza presente, momento per momento, senza giudicarsi ma esplorando i propri meccanismi, le forme e i contenuti della mente, imparando a conoscere sempre meglio il proprio mondo interiore. (Preziosi, 2014). La persona che medita si allena ad osservare l’oggetto dell’esercizio (il respiro, il corpo, un’immagine, i suoni, le sensazioni, il camminare) e impara ad osservare in modo nuovo la sua esperienza sensoriale, cognitiva ed emotiva.

Gli obiettivi della mindfulness

1. Smettere di obbedire e credere incondizionatamente ai giudizi negativi su di sé

2. Aumentare la consapevolezza di se’ osservandosi nel qui e ora

3. Dominare e non controllare la propria vita interiore

4. Armonizzare il rapporto tra emozioni, pensieri e corpo

5. Migliorare il contatto e il dialogo con le emozioni difficili

6. Dirigere la propria attenzione in modo consapevole

Essere vigili e presenti alla propria vita interiore, accogliendo e non giudicando ciò senti, pensi  e vuoi è il primo passo per poter affrontare in maniera utile, funzionale e costruttiva una situazione problematica.

La Mindfulness è una strada concreta e operativa che può essere intrapresa sia automonitorandosi con l’aiuto di un’audioguida che all’interno di un percorso di terapia. Per ottenere dei risultati è fondamentale impegnarsi ed organizzarsi per svolgere gli esercizi con costanza e cambiare il modo di approcciarsi al proprio mondo interiore.

Goccia

Bibliografia

Preziosi (2014), Corso di meditazione di mindfulnes, FrancoAngeli, Milano

Gross (2004) J.J., Richards,. M., &John, O. P. (2006). Emotion regulation in everyday life. In D. K. Snyder, A. Simpson, & N. Hughes (Eds.), Emotion regulation in couples and families.

Borkovec, T.D., Ray, W.J., & Stoeber, J. (1998).

Harvey (2000). Sleep hygiene and sleep-onset insomnia. Journal of nervous and Mental Disease 188, 53-55

Worry: A cognitive phenomenon intimatedy linked to affective, psysiological, and interpersonal behavioral process. In Cognitive Therapy and Research, 22:561-576.
Gross, (2002). Emotion regulation: Affective, cognitive, and social consequences. Psychophysiology, 39,281–291.
Sassaroli, S., & Ruggiero, G.M. (2003). La psicopatologia cognitiva del rimuginio (worry). Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 9, 31-45.

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