Genitore 007. Scarpe Takimo con il GPS per placare l’ansia genitoriale3 min di lettura

Quante volte vi è capitato di sentir dire da un genitore al figlio: “Con chi esci? Dove vai? Non fare tardi stasera che sto in pensiero”. Il desiderio di conoscere le attività e gli spostamenti di un figlio è un bisogno ben più radicato in un genitore, quello di accudimento e protezione del proprio “cucciolo”.

La tecnologia dello spionaggio

La tecnologia in questo senso oggi permette diverse soluzioni per il genitore che desidera monitorare gli spostamenti e i possibili rischi del figlio, in modo relativamente semplice. Fin dalla più tenera età si possono installare nelle cameratte telecamere sempre connesse con lo smartphone, che permettono di controllare ogni istante ciò che accade intorno a nostro figlio anche a distanza.

Crescendo e facendo uso di dispositivi come il tablet, basterà attivare le opzioni che permettono ad esempio di impostare un messaggio che avvisa ogni volta che viene acquistato qualcosa sullo store: il pagamento va a buon fine soltanto se autorizzato dalla mamma o dal papà.

Con lo smartphone è ancora più semplice! Apple ha un’app apposta (Trova i miei amici) e ne esistono anche per Android e Windows Phone, attraverso le quali si può controllare l’area in cui si trova l’utente indagato. Inoltre, molte indicazioni si possono ricavare dai post su Facebook o da Twitter, se è attiva la geolocalizzazione.

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Oppure, si può scaricare una app spia come mSpy che registra conversazioni e messaggi, così che i genitori possono indagare con calma.

Insomma, piccoli genitori 007 crescono!

Con l’avvento dell’era digitale, la dicotomia tecnologia vs educazione e sicurezza vs controllo, sono solo alcune delle tematiche più discusse in campo psicologico e pedagogico degli ultimi anni. Non sempre è facile trovare il giusto equilibrio e spesso tutta questa tecnologica spinge a esercitare un controllo che rischia di alterare gravemente il rapporto tra un genitore e il figlio a discapito della fiducia e del dialogo.

Basta pensare al nuovo prodotto Tikimo, che personalmente mi ha fatto rabbrividire: le nuove e ipertecnologiche calzature da bambini dotate di GPS. Si avete capito bene! All’interno di queste scarpe viene installato uno speciale trasmettitore GSM miniaturizzato, dotato di GPS (localizzatore geografico) che, una volta inserito nelle scarpe Tikimo, invia (su qualsiasi dispositivo mobile) la posizione del bambino/a che indossa le scarpe e molti altri dati.

Vi ricorda qualcosa? Non vi viene nulla in mente? L’idea non è nuova, il brevetto è antiquato.

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Il braccialetto di localizzazione per i detenuti che scontano la pena agli arresti domiciliari. Possibile che in nome della sicurezza un genitore debba trasformare proprio figlio in un detenuto? In questi casi, siamo in presenza di un controllo che fa perdere il controllo?

 

Sicurezza o controllo?

Va sottolineato che l’ansia (vedi articolo) è una reazione normale da parte di un genitore, perché segno di attenzione verso il proprio figlio, che permette di riconoscere le situazioni potenzialmente pericolose da quello che non lo sono affatto. Ma bisogna mettere al centro di questa discussione la responsabilità educativa dei genitori che hanno il compito di essere una “base sicura” per i propri figli, e non un’agenzia d’nvestigazione. Ad esempio la madre, che dovrebbe rappresentare una “base sicura” di fronte alle situazioni che il bambino sente di non riuscire a superare, si trasforma in una investigatrice, che indaga sulla vita del figlio tramite i social piuttosto che dialogare in modo sereno con lui.

Naturalmente per quanto usurato possa essere, il consiglio è quello di instaurare il prima possibile un dialogo tra genitore e figlio, accogliente ed aperto all’ascolto trasmettendo la bellezza della relazione piuttosto che trasformarsi in genitori 007 che fanno di tutto per controllare le loro vite.  Promuovere una comunicazione basata sulla fiducia e il dialogo è la grande sfida che ogni genitore ha davanti a sé.

La tecnologia diventa, perciò, uno strumento molto delicato da usare che può illuderci facilmente di avere tutto sotto controllo, quando in realtà non è così. Allora c’è da chiedersi: invece di ricorrere a opinabili mezzi di controllo, non sarebbe meglio provare a parlarsi, prima?

 

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