Ipocondria nel DSM5: cosa fare quando l’ansia per la propria salute cresce troppo4 min di lettura

Quando ci assale la preoccupazione eccessiva e immotivata per la nostra salute cosa possiamo fare?

Come riconoscere il limite tra sana preoccupazione  e ipocondria? Essere preoccupati e vivere stati d’ansia per ciò che ruota intorno alla salute è umano e naturale. Ascoltare i segnali che il corpo ci manda è una modalità estremamente utile alla nostra specie anche ai fini della prevenzione di numerose patologie. A volte, però, l’apprensione per il proprio stato di salute è talmente grande da generare nella persona stati d’ansia molto difficili da gestire.

L’ansia, quando prende il sopravvento, genera la fissazione del pensiero. La persona non riesce più a separarsi dalla convinzione che in ogni momento, o a seguito di alcune azioni specifiche, sarà inevitabilmente contagiato da qualche bizzarra malattia. Che fare con questo tipo di fissazioni?

L’ipocondria fa parte della famiglia dei Disturbi d’Ansia specifica (quegli stati d’ansia provocati dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifiche), e che quindi la persona può imparare a gestire e dare senso attraverso un percorso di terapia individuale.

Oltre a questo però è molto importante imparare a distinguere tra ansia fisiologicaansia patologica, e come quest’ultima si trasforma in vera e propria ipocondria.

 

ANSIA FISIOLOGICA

Per ansia fisiologica si intende quella condizione che spinge la persona ad aumentare l’attenzione che normalmente dedica alla prendersi cura della propria salute, mantenendosi però a livelli contenuti. In questo stato le manifestazioni di preoccupazioni sono realistiche e coerenti con le condizioni di salute della persona, e spesso l’ansia è da associare alla scarsa informazione che il paziente può avere rispetto al proprio stato di malessere.

In molti casi, questo tipo di ansia, può avere anche un’accezione positiva poiché aiuta a tenersi sempre sotto controllo.
Da questo stimolo è bene partire per svolgere ulteriori analisi, consultando il proprio medico di fiducia o magari uno specialista. A questo livello la persona riesce a fidarsi della competenza dei medici e si tranquillizza se la sua diagnosi esclude la necessità di ulteriori accertamenti.

 

ANSIA PATOLOGICA

In questo caso il paziente non riesce ad acquietarsi pur avendo svolto tutti gli accertamenti necessari. Nonostante i pareri medici si infila in un vortice senza fine di consulti e controlli, che spaziano ben oltre la problematica iniziale. Questa condotta alimenta il livello d’ansia che presto diventa ingestibile sia per lui che per i familiari. Non riuscendo a sedare le continue fissazioni del paziente, anche i livelli di stress di coloro che lo accompagnano a fare visite e controlli aumenta, generando ulteriore apprensione generale.

In questo stadio l’ansia non è più sana e naturale ma diventa patologica. Il sistema psicofisico del paziente reagisce in maniera esasperata procurandogli disturbi reali o, più spesso, presunti. Il rischio è quello di entrare in un meccanismo di tipo ossessivo, che può portare in breve tempo verso l’ipocondria.

 

IPOCONDRIA secondo il DSM5

Il recente DSM5 ha eliminato la diagnosi di ipocondria ed inserito le seguenti diagnosi:

  • disturbo da sintomi somatici: caratterizzato da sintomi clinici persistenti o ricorrenti, preoccupazioni eccessive per la propria salute, eccessiva quantità di tempo utilizzata per ottenere una diagnosi e/o una cura soddisfacente;
  • disturbo da ansia di malattia: nel quale non vengono menzionati i sintomi somatici ma sono presenti solo le preoccupazioni eccessive per la propria salute accompagnate dalla ricerca di diagnosi e cura.

Questo genere di disturbi si inseriscono in un quadro clinico più ampio nel quale la persona manifesta una personalità apprensiva e insicura. A volte, però, può instaurarsi anche come reazione ad altre condizioni cliniche mentali, come ad esempio un profondo stato depressivo: in questo caso può assumere connotazioni deliranti, in quanto il paziente si convince di avere una malattia grave anche di fronte alla rassicurazione degli specialisti.

 

CONSIGLI UTILI

È bene condurre uno stile di vita che riduca il più possibile le occasione di ansia e di stress, come ad esempio i cambiamenti radicali, i distacchi forzati, gli obblighi pesanti. Non dimentichiamo che l’ansia nasce da una difficoltà nell’adattamento all’ambiente esterno vissuto come pericoloso e minacciante. Un accorgimento fondamentale è sapere che questo sentimento non si dissolve negandolo ma prendendosene cura, imparando a rassicurarsi grazie anche all’amore di chi ci circonda.

 

TERAPIE

Di fronte alla preoccupazione per eventuali sintomi di una malattia, la prima cosa da fare è consultare il proprio medico di fiducia, che sarà in grado di diagnosticare se si tratta di una reale patologia organica. In caso contrario, se riscontrerà un livello di forte ansia patologica o di ipocondria, potrà indirizzare a una psicoterapia, decisamente consigliata: il problema, infatti, non sono i sintomi della presunta malattia, ma l’incapacità del soggetto di elaborare i limiti e la finitezza dell’essere umano e quindi l’inevitabilità del fine vita. Se invece la nevrosi ipocondriaca è iscritta in un contesto di depressione o di disturbo ossessivo, occorrerà prima trattare questi per vederla, alla fine, scomparire.

 

 

Riferimenti

American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. DSM-5. Milano, Raffaello Cortina Editore.

http://www.comportamente.com/disturbo-da-ansia-di-malattia/

 

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