La trappola della vendetta: passare dall’essere Vittima a Persecutore. Ecco 6 consigli per liberarti da questa sofferenza6 min di lettura

Quando ricevi un’offesa o un torto la prima reazione è spesso il desiderio di vendicarti e far sperimentare all’altro lo stesso dolore che stai provando. In realtà la vendetta aumenta la tua sofferenza psicologica.

Cos’è la vendetta?

Vari studi hanno evidenziato che la vendetta è diffusa anche tra gli animali, in particolare tra gli scimpanzé (McCullough et al., 2009). Nel corso degli anni l’uomo ha addirittura creato una legge per validare la possibilità di vendicarsi quando si subisce un’ingiustizia (Legge del taglione), secondo cui si ha il diritto di restituire l’offesa ricevuta in egual misura.

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Se questa una reazione è arrivata fino a noi è per la sua funzione difensiva nei contesti sociali. È infatti normale, in prossimità dell’offesa ricevuta, fare fantasie di vendetta per far sperimentare il torto ricevuto anche a chi lo ha provocato. Il desiderio di vendicarsi riguarda il bisogno di riparare la parte di sé che è stata calpestata dall’altro. Queste fantasie accompagnano la prima parte dell’elaborazione psichica del dolore che si sperimenta. Fantasticare una probabile vendetta può dare un sollievo momentaneo. Invece, indugiare in emozioni negative come rabbia o risentimento, rischia di alimentare e incrementare sempre più l’ostilità, il senso di abbandono, il sentirsi trascurato. Accanirsi nel pensare all’ingiustizia subita o a come vendicarsi rischia di intrappolarti in un circolo vizioso in cui emozioni, pensieri ed energie ruotano intorno all’ingiustizia subita, invece che essere utilizzati per risanare la ferita subita, per elaborare il dolore psichico.

Il rischio è di restare sempre più legati alla situazione spiacevole o alla persona che ti ha fatto soffrire, diventando psicologicamente dipendente da lei e restando sempre più imbrigliato nel ruolo di Vittima.

Inoltre, se decidi di agire la tua vendetta, passerai dall’essere Vittima, all’essere Persecutore dell’altro, poiché, stai provocando dolore all’altro che, a sua volta, diventerà la tua Vittima e potrebbe decidere di vendicarsi ulteriormente. Entrambi, quindi, continuerete a restare in una relazione che vi provoca sofferenza, alternandovi nei ruoli di Vittima e Persecutore, senza poter utilizzare le vostre energie per voi stessi.

Rischiate di bloccare il vostro percorso di vita in un Gioco psicologico.

Che cos’è un Gioco psicologico?

I Giochi psicologici (Berne , 1984) sono delle interazioni di tipo ripetitivo, che confermano delle credenze negative (ad esempio “IO non vado bene così come sono” oppure “L’altro non va bene”), terminano con un’emozione negativa (amarezza, rabbia, tristezza), comportano un momento di confusione. Durante il Gioco avviene uno scambio di ruoli tra le persone (ad esempio la Vittima diventa Persecutore e viceversa). Le persone, inoltre, non si accorgono di essere all’interno di un Copione in cui probabilmente stanno utilizzando degli schemi appresi nell’infanzia per ricevere attenzione, anche se negativa, dalle persone importanti per loro. Alla fine del Gioco entrambi si sentono confusi, non capiti e accusano l’altro.

Chi sono Vittima, Persecutore e Salvatore?

Uno dei Giochi più semplici da riconoscere è quello del Triangolo drammatico (Karpman, 1968). Ai cui vertici si posizionano Vittima, Persecutore e Salvatore.

Triangolo-drammatico

La Vittima è una persona che non si sente capace di affrontare le difficoltà della vita e attribuisce agli altri i propri fallimenti, colpe e responsabilità. Si presenta spesso come passiva, mite, remissiva. È convinta di non essere degna di amore e che per conquistare le attenzioni dell’altro debba permetterli di fare qualsiasi cosa e poi si aspetta che anche l’altro lo faccia con lei. La Vittima non chiede mai, pretende dall’altro. Sarebbe impossibile per lei portare la responsabilità del proprio desiderio ed esporsi al rischio del fallimento. Quando l’altro non risponde ai suoi inespressi desideri la Vittima si sente nuovamente esclusa e non amata, si arrabbia e può passare nel ruolo di Persecutore.

Il Persecutore è una persona che calpesta e sminuisce gli altri facendoli sentire inadeguati con le sue critiche. È aggressivo fisicamente o verbalmente, legando a sé la Vittima attraverso la paura. Si propone di schiacciarli e rimpicciolirli per evitare un confronto paritario. Se la Vittima riesce a svincolarsi e a chiudere il rapporto con il Persecutore quest’ultimo si sentirà solo, abbandonato, privo di valore. Non avendo consapevolezza di quanto era stato aggressivo passerà nel ruolo di Vittima dando all’altro la colpa della fine della relazione.

Anche il Salvatore svaluta le capacità degli altri di affrontare le situazioni problematiche, solo che agisce offrendo loro aiuto e confermandosi di essere accettato e accettabile solo se supporterà tutti quelli che incontra nel suo cammino. Se, infatti, la Vittima prova a salvarsi da sola il Salvatore può arrabbiarsi molto per aver perso il suo ruolo, diventare aggressivo e passare nel ruolo del Persecutore

Tutti e tre i ruoli del triangolo drammatico sono inautentici. Le persone non si relazionano partendo da ciò che realmente sta accadendo ma tentano di confermare ciò che intimamente pensano di sé, dell’altro e del mondo (Solo se aiuterò gli altri mi ameranno/ Se non fa tutto ciò di cui ho bisogno non mi ama/ Per avere le attenzioni dell’altro devo fargli sentire che sono più forte).

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Cosa puoi fare?

Se ti senti “incastrato” in una situazione che si ripete costantemente o le tue relazioni finiscono sempre nello stesso modo probabilmente stai recitando il ruolo che nella tua vita hai imparato meglio. Il ruolo grazie al quale hai ricevuto più attenzioni ma che oggi ti sta bloccando dal dare e ricevere attenzioni autentiche.

Puoi liberarti questo schema e cambiare ciò che sta avvenendo nella tua vita.

Per uscire dal Gioco psicologico è necessario allargare il proprio punto di vista.

Ecco 6 consigli per occuparti della relazione reale con l’altro e con te stesso

 

  1. Trasforma le fantasie di vendetta in un’azione innocua: scrivi una lettera in cui esprimi tutte, (ma proprio tutte!) le tue fantasie di vendetta. E poi non spedirla. Questo ti aiuterà a mettere un punto con le fantasie, a porre un confine tra te e l’altro e a far partire il processo di elaborazione della tua ferita.
  2. Inserisci l’evento negativo nel contesto, più ampio, della relazione con la persona che ha fatto il torto.
  3. Pensa che ogni persona può avere un comportamento che arreca fastidio o dolore ad un altro, indipendentemente dall’amore o dall’affetto che vi lega.
  4. Rifletti sul fatto che anche tu puoi avere comportamenti che l’altro può considerare scorretti.
  5. Parla del torto subito con un amico che spesso ha idee diverse dalle tue per avere un punto di vista differente.
  6. Accetta che ci vorrà del tempo per elaborare e superare il senso di ingiustizia e il dolore che provi.

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Bibliografia

Berne, E. (1984). A che gioco giochiamo. Bompiani, Milano

Karpman, S. (1968). Fairy tales and script drama analisys, in TAB 7, 26

McCullough M.E., Wilviet C.V.O. (2009). The psychology of forgiveness. In Handbook of positive psychology. Oxford University Press (446-458).

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