Paura del conflitto? Cosa è bene tenere a mente quando litighiamo con qualcuno3 min di lettura

Le situazioni di conflitto sono all’ordine del giorno. Si presentano spesso nelle interazioni in famiglia, sul posto di lavoro, in gruppo.

Quando litighiamo facciamo i conti con la paura del conflitto e confrontiamo noi stessi con il nostro livello di assertività.

Imparare a comunicare in modo assertivo, infatti, è lo strumento più potente di cui possiamo dotarci quando litighiamo o siamo dentro ad una discussione e può rivelarsi determinante.

Grazie ad una comunicazione assertività, anche un forte momento di conflitto può trasformasi in grande occasione di crescita e di condivisione, perché favorisce l’incontro tra le persone coinvolte e riduce il livello di aggressività nel conflitto (Giusti, 2006).

In questo video ti parlo di quanto la comunicazione assertiva faccia la differenza nel gestire la paura del conflitto.

 

 

Cosa succede quando ci arrabbiamo

Il termine conflitto deriva dal termine configgere, che significa “urtare, contrastare” e quasi sempre evoca situazioni negative.
Il conflitto generalmente si compone di 3 fasi (Marcato et al., 2004):

  1. lo SCOPPIO caratterizzato dallo scambio di richieste, promesse, ordini, minacce, ultimatum, rifiuti, sfide.
  2. la FASE ACUTA che si svolge attraverso:
    a) conflitto verbale
    b) combattimento
    c) competizione
  3. la SOLUZIONE che può evolvere in un nuovo accordo, oppure uno degli interlocutori riesce a sopraffare l’altro e a imporre la propria volontà.

 

Perché abbiamo paura del conflitto

Il conflitto è parte integrante delle relazioni umane e tutti i giorni ci confrontiamo e scontriamo con gli altri, a meno che non ci si scelga una vita solitaria, priva di relazioni interpersonali.

Il conflitto rappresenta quindi un elemento “fisiologico” nella vita degli individui, eppure, spesso ne abbiamo paura.

La paura del conflitto nasce non dalla sua presenza, ma dalla sua gestione. Chi vive questa paura tende ad evitare il dialogo aperto, e a compiacere piuttosto che a definirsi nella relazione con l’altro.

 

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La paura del conflitto a volte è talmente invasiva che la persona sceglie volontariamente di non esprimere i propri sentimenti autentici, per il terrore di essere umiliati o di apparire goffi o banali agli occhi degli altri.

Le persone che vivono livello di paura, hanno imparato così bene a nascondersi che apparentemente sembrano persone serene e disinvolte. Scelgono delle strategie di sopravvivenza sociale molto chiare: si adeguano facilmente al pensiero dominante e cercano la protezione del “capo branco“. Puntano a farsi amici coloro che hanno un ruolo predominante per non rischiare di trovarseli contro.

In balia della paura di un possibile scontro, non riescono a stringere relazioni molto intime e anche se lo fanno, la sincerità e la fiducia sono valori difficili da condividere.

Spesso la paura del conflitto nasce da lontano. Molti pazienti mi raccontano che la paura del conflitto ha origine da un trauma vissuto nel passato, o ripetuto nel tempo.

La persona il più delle volte è stata vittima di vere e proprie aggressioni e l’esperienza del litigio ha lasciato un segno doloroso nel suo vissuto, vissuto che non vogliono assolutamente ripetere.

In altri casi impariamo ad avere paura del conflitto. Molti pazienti raccontano di molte liti familiari e di come mamma e papà litigavano spesso senza riuscire a comunicare in maniera assertiva.

La persona assertiva predilige uno stile win to win:

 

“non è colui che vuole vincere sull’altro, ma è colui che vuole vincere con l’altro, poiché il suo scopo non è quello di dominare, bensì di raggiungere obiettivi che consentono ad entrambi un punto di arrivo superiore a quello di partenza” (Nanetti, 2002)

 

 

È importante sottolineare che i conflitti possono essere ricomposti quando il bilancio fra vantaggi e svantaggi è positivo e che la sua soluzione diventa un processo più agevole quando tutte le persone coinvolte esprimono il desiderio di raggiungere un accordo e si mobilitano per individuarlo.

 

Riferimenti

Giusti E. (2006), L’assertività, Sovera, Roma.
Marcato P., et al., (2004), Ascoltare e parlare, La Meridiana, Molfetta.
Nannetti F. (2002), La forza di ritrovarsi, Pedragon, Bologna.

 

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