Personal branding per lo psicologo: 5 cose da sapere7 min di lettura

In mezzo alla infinita moltitudine di psicologi e ai milioni di costosi percorsi formativi, differenziarsi dalla massa diventa fondamentale. Ogni volta che promuovi la tua professionalità stai facendo Personal Branding.

Ormai anche gli psicologi hanno la necessità di sviluppare il loro percorso professionale in maniera mirata e aderente al mondo del lavoro. Se la materia del Marketing per lo Psicologo è del tutto nuova per te, faresti bene a continuare nella lettura, altrimenti ti consiglio di leggere direttamente i miei 5 consigli pratici sullo sviluppo del tuo brand.

C’è da dire che il brand (o anche chiamato il marchio), nel marketing, ha lo scopo di differenziare l’uno dall’altra le aziende e i prodotti e i servizi, che essi offrono. Esso si basa sul concetto di singolarità che cerca di creare nella mente dei consumatori l’idea per cui sul mercato non esista nulla di analogo.

obiettivo_corriere della psicologiaIl branding per certi versi è qualcosa di impalpabile e di indefinito, ed è basato sulla stimolazione emotiva dei clienti. È dimostrato che l’emozione attiva il cervello tremila volte più rapidamente del pensiero ordinario. È stato studiato il comportamento dei consumatori: si è visto che chi fa la spesa è disposto a pagare fino al 200% in più, se la sua decisione è basata sull’emozione anziché su motivazioni razionali.

Questo è il potere del brand!

Ecco perché non è difficile comprendere quanto sia vantaggioso e importante per lo psicologo avvicinarsi a questa nuova dimensione.

Il concetto di brand è associato a un concetto di valore che il professionista può offrire e generare per il clientePerciò, il brand può essere definito come quell’insieme di valori che le persone associano ad un nome di azienda o nel nostro caso al nome dello psicologo. Sulla base di quei valori il loro comportamento ne viene influenzato.

In mezzo alla infinita moltitudine di psicologi e ai milioni di costosi percorsi formativi, curare con efficacia il proprio brand per differenziarsi dalla massa diventa perciò fondamentale.


5 consigli pratici per sviluppare il tuo brand


1. Gestisci il tuo brand

Vediti come imprenditore di stesso, gestisci il tuo brand attraverso la cura di due aspetti specifici che sono: l’identità e la relazione. Nel primo caso, l’identità definisce chi sei tu e come ti presenti al mercato, come vuoi essere riconosciuto e percepito dagli altri; in seconda battuta cura la relazione, che riguarda la rete delle tue conoscenze nella doppia direzione, cioè, “chi conosco” ma soprattutto “chi mi conosce”.

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Questo è il primo consiglio che mi sento di darti. Non fare l’errore di puntare tutto solo sulle conoscenze del tuo ambito psicologico, ma cura anche il tuo brand. In questo modo eviterai di essere una splendida azienda che produce uno splendido prodotto ma che poi non riesce a vendere.

Il vero errore che puoi commettere  è di non gestire il tuo brand


2. Definisci chi sei e comunicalo

Abbiamo visto che i due punti centrali el personal branding sono identità e relazione.
L’identità fa riferimento ad avere chiaro il “chi sei”, e capire alla tua utenza che tipo di valori sono associati alla parola psicologo. Infatti, nel nostro caso siamo già portatori di valori legati alla nostra professione ma che spesso i luoghi comuni tendono ad associare ad immagini non particolarmente positive come: malessere, patologia o cose del genere. Di questo ne parlo in I 10 pregiudizi più diffusi sullo psicologo.

Oggi grazie anche, al lavoro dell’Ordine degli Psicologi e a molti professionisti che comunicano l’immagine dello psicologo come colui che aiuta a stare meglio, la percezione che si ha di questa materia sta positivamente cambiando.

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Chiunque volesse pubblicizzarsi, deve essere cosciente di questo mutamento e porre attenzione sul modo di comunicare il “cosa faccio”. Poni attenzione a come ti proponi. Punta alla percezione di benessere acquisito che deriva dalla nostra meravigliosa professione e dalla tua persona in particolar modo.

Questi primi due consigli riguardano il tuo posizionamento, cioè, cosa ti distingue e ti caratterizza rispetto agli altri, che fa di te un valore aggiunto e che triplicherà la percezione del tuo brand. Questo passaggio è estremamente importante, per questo ti suggerisco due consigli pratici:

  • fatti la classica domanda dei colloqui di lavoro: “Perché tu e non un altro?“. Nella risposta prova a concentrare in poche parole il “chi sei” e il “cosa hai da offrire”.
  • crea uno slogan che possa far percepire nell’immediato il tuo brand.

Lo so che questo punto sembra una speculazione di marketing ma non è così. Infatti, ragionare su ciò che ci distingue e ci definisce è utile non solo per venderci alle altre persone ma anche come processo di autoconsapevolezza, che ci permette di non disperdere le energie.

Comunica chi sei e cosa hai da offrire. Cerca la tua identità che ti distingue dalla massa


3. Racconta la tua storia

Non elencare caratteristiche ma racconta cosa fai, come lo fai e perché lo fai. Ancora oggi lo strumento principe per la ricerca del lavoro è il classico curriculum vitae.  Molti utilizzano il curriculum europeo e anche per noi psicologi viene ancora richiesto, soprattutto in contesti come concorsi ecc.

Ma dove c’è la possibilità di personalizzare il curriculum il consiglio è evitare il curriculum europeo, perché rappresenta un mero elenco di caratteristiche che ci incasellano, ma noi siamo molto di più di un elenco. In realtà il modo migliore per proporci alle persone per suscitare delle emozioni è proprio quello di raccontare cosa sappiamo fare.

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Dobbiamo farci “assaggiare” dalle persone raccontando sopratutto perché svolgiamo la nostra professione. Quest’ultimo punto infatti fa comprendere al nostro interlocutore la motivazione che ci spinge.

Anche il trend aziendale si sta piano piano spostando dall’anonimato del curriculum, verso la ricerca di persone motivate e con un’identità precisa.
Uno strumento potente e semplice da gestire per chiunque è il blog (se ti sta piacendo l’articolo iscriverti al mio! ;)). Il blog infatti è un diario, nel quale il professionista si racconta e quando le persone si raccontano non arrivano solo alla parte razionale ma anche quello emotiva e la gran parte delle nostre scelte è fatta su una base emotiva piuttosto che quella razionale. Molte aziende cercano psicologi su Google e dopo aver visionato la formazione accademica e l’esperienza professionale del candidato, l’ultima affermazione che spesso fanno è: “L’ho scelto perché mi ispirava fiducia. Mi piaceva il modo in cui si proponeva“, e le storie hanno questo potere molto più degli elenchi.

Stimola la parte emotiva del tuo cliente

4. Maneggia con intelligenza la tecnologia

Gli strumenti magici a cui faccio riferimento sono i social network che possono essere utilizzati come potenti mezzi per la “spalmatura” dei tuoi contenuti. Su questo quarto punto bisogna fare una precisazione. I social media come Facebook, Google+, Twitter, LinkdIn ecc nelle mani di chi li usa saggiamente, rappresentano degli strumenti magici che possono aiutare a convertire l’utenza in clientela.
social-networksPurtroppo si assiste su web a dei veri e propri scempi comunicativi, e per questo non si riesce in questa trasformazione.

Perciò il primo passo da fare è porsi in ascolto degli utenti; capire cosa vogliono, di cosa si interessano e sopratutto di cosa hanno bisogno. C’è poco ascolto e molto esibizionismo sul web, per questo è importante ascoltare attentamente il bisogno delle persone al quale noi psicologi possiamo rispondere: informazione, formazione, psicoeducazione ecc. Ricorda che chi non da nulla, si aspetti il nulla! Offri la tua conoscenza. Non intendo dire di regalare la tua competenza acquistata con anni di salasso economico ci mancherebbe, ma poniti all’utenza mostrando parte della tua conoscenza rendendola accessibile gratuitamente, in tal modo riuscirai a suscitare un interesse verso la tua particolare persona rafforzando il tuo brand.

Impara ad sfruttare i social media in modo intelligente

5. Trasforma le conoscenze in relazioni

Abbiamo detto che l’importante nella gestione del proprio brand è il definire con chiarezza l’identita, ma anche la relazione gioca un ruolo chiave nella promozione della nostra professione. La stragrande maggioranza delle persone con cui parlo credono che LinkedIn sia una nuova marca di spazzolino, e che Facebook sia una tavola calda dove si incontrano i compagni delle elementari; questo avviene perché non concepiscono questi i social media in senso professionale, bensì come luoghi di svago e divertimento.

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Ciò che conta veramente nel web è riuscire a trasformare le relazioni virtuali in relazioni virtuose. Anche tra professionisti può esserci una relazione virtuosa scambiando informazioni utili sulla propria professione o iniziare collaborazioni per i nostri progetti. C’è una relazione virtuosa quando c’è una co-costruzione di valore e in questa direzione i social media rappresentano un gran aiuto.

L’unione fa la forza. Non possiamo lavorare da soli.

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