Pigrizia. Come sconfiggerla con una tecnica infallibile4 min di lettura

Ciao Mente Libera 🙂
Quante volte hai lanciato il tuo programma del sabato mattina fuori dalla finestra a favore di due ore di sonno in più? Da quanti anni i tuoi “buoni propositi del nuovo anno” sono sempre gli stessi? Quante idee brillanti hai buttato nel ces….tino perché passi troppo tempo sui social network?

La pigrizia non è scomoda per definizione. Anche se viene spesso etichettata negativamente come “tempo sprecato”, essa rappresenta in realtà un atteggiamento che il nostro organismo assume per preservare energie preziose.
Ciò nonostante, lasciare che la pigrizia prenda il sopravvento sulla maggior parte della nostra vita è sicuramente un’ottima ricetta per il disagio.

Scopri subito cos’è la pigrizia e come puoi vincerla con una tecnica infallibile.

 

>> Prima di proseguire con la lettura, guarda il video

 

La frase che pronunciamo più spesso quando cediamo al richiamo della pigrizia è certamente: “Lo faccio più tardi!”, frase che probabilmente i nostri antenati non hanno mai pronunciato.

Secondo una visione evoluzionista, la pigrizia è un lusso che abbiamo sviluppato con il sempre più crescente livello di benessere della società e con l’innalzamento della qualità generale della vita. 

L’Era Industriale e ancor di più la Rivoluzione Digitale hanno fissato il nostro obiettivo primario nel rendere il “qui e ora” il più confortevole possibile.

 

 

Per la maggior parte dell’esistenza umana, la fame e il timore dei predatori erano minacce sempre costanti. Il giorno e la notte si alternavano tra la luce del sole e l’oscurità gelida e non potendo disporre di tutte innovazioni tecnologiche di cui godiamo oggi, risparmiare energia era indispensabile.

I nostri antenati incontravano poco ritardo tra desiderio e azione: sentirsi assetati significava cercare acqua, sentirsi affamati significava cercare cibo, e sentirsi soli significava cercare compagnia di altri individui. 

Procrastinare o farsi soggiogare dalla pigrizia non era contemplato perché poteva condurli alla morte.

Le emozioni che hanno aiutato i nostri antenati a sopravvivere sono nate dall’esigenza a “breve termine”. Non c’era motivo di pensare a lungo termine in un mondo senza medicine, banche o persino refrigerazione. 

Come sottolinea Kalman Glantz, uno psicoterapeuta e coautore di Exiles From Eden (Esilio dall’Eden), la pigrizia è emersa solo quando è stato possibile pianificare il futuro.

Da quando è possibile pianificare nel tempo, molti di noi si sentono oppressi da obiettivi a lungo termine che non riguardano direttamente la sopravvivenza.

 

Il nostro ambiente evolutivamente nuovo permette piani e sogni grandiosi, ma queste stesse opportunità possono sembrare travolgenti. 

 

Una volta che abbiamo generato un obiettivo, crediamo di dover subito fare qualcosa a suo riguardo, per raggiungerlo e sperimentiamo sentimenti come ansia e frustrazione. 

Siamo divisi tra desideri in competizione. Da una parte vogliamo realizzare questo piano idealizzato, ma non deve essere troppo difficile. 

Da qui nasce la procrastinazione. Rimandiamo un compito perché pensiamo che sia troppo difficile; il nostro pregiudizio è ingannarci pensando che lo faremo domani. 

Alcuni psicologi sostengono addirittura che la procrastinazione sia diventata un vero problema dalla Rivoluzione industriale, quando le richieste di pianificazione aumentarono drasticamente.

Poiché ci siamo evoluti concentrandoci sui rendimenti immediati, qualsiasi comportamento che non ricompensa all’istante è avversativo. 

Per l’uomo preistorico, l’impulsività era utile perché un ambiente senza orari, senza posta ordinaria e guadagni trimestrali offriva un feedback concreto immediato sulle proprie azioni.

Oggi l’impulsività è fortemente associata alla procrastinazione. Come sottolinea Piers Steel, uno scienziato comportamentale dell’università di Calgary, preferiremmo fare ciò che è prontamente gratificante, come giocare a Nintendo, piuttosto che studiare per un esame a distanza di mesi.

Poiché per definizione non possiamo ottenere un riscontro immediato sul futuro, possiamo facilmente perdere la fiducia nella nostra capacità di svolgere un determinato compito che ci attende, e questo diventa una ricetta per evitare e procrastinare.
Immaginiamo che lavorare per un obiettivo a lungo termine sia terribilmente doloroso e assolutamente insopportabile. 

La realtà è che una volta superata l’inerzia del primo passo, non è troppo difficile per noi uscire dal richiamo della pigrizia (diciamo, almeno dopo 15 minuti focalizzati di lavoro).

Ma 15 minuti di concentrazione è uno stimolo molto avverso per noi abitanti dell’epoca digitale che usano il feedback immediato. 

La nostra tendenza all’inerzia e alla procrastinazione ci fa dire a noi stessi: “Sarà troppo difficile iniziare a lavorare su un grande progetto, quindi aspetterò fino a quando non ne avrò voglia.”

Scopri in questo video la Tecnica del Pomodoro per iniziare da subito a gestire efficacemente la tua energia vitale:

 

>> Prima di proseguire con la lettura, guarda il video

 

FONTE ORIGINALE

Leave your thought