“Verba volant, scripta manent”: tecniche autobiografiche e l’esperienza di Andrea.5 min di lettura

Nella pratica clinica sempre più spesso ho constatato quanto la scrittura svolga una funzione di contenimento, di liberazione e di sostegno in chi la utilizza. Le tecniche autobiografiche sono efficaci per aiutare le persone a recuperare il loro pensiero narrativo, organizzare l’esperienza soggettiva e interpersonale, mettere in relazione i conflitti interiori con la realtà esterna, creare una relazione tra passato presente e futuro, e dare senso e significato agli eventi della loro vita.

In questo articolo descriveremo una speciale tecnica narrativa che è il “Diario intimo”.

L’ESPERIENZA DI ANDREA

“…Con la scrittura, rendo indelebili le mie esperienze e le mie emozioni. Il vissuto quotidiano, in questo particolare periodo della mia vita, in cui stanno cambiando tante cose ed io stesso, è talmente incisivo che non voglio perderlo in chiacchiere. Scrivere mi permette di riflettere sul mio sentire, sul mio agire, sul mio dire; rende tutto più chiaro alla mente, aumenta la consapevolezza di quello che faccio e di quello che sento, mi permette di stare qui e ora, nel presente. Dedico due momenti della giornata al diario: il pomeriggio e la sera prima di andare a dormire. Le cose da scrivere sono tante, così come tante sono quelle su cui riflettere, la mia giornata è diventata piena di senso. Il qui e ora ritorna, mentre prima ero concentrato soltanto sul passato e su un futuro che vedevo nero. E’ una pratica che mi sta aiutando ad affrontare la vita di tutti i giorni, in modo riflessivo e soprattutto mi permette di viverla. Adesso sono io l’attore principale del mio racconto; sono io che decido il da farsi, in una continua relazione, piena di senso, con gli altri che mi circondano.”

 

CHE COS’É? book_imagine

 Il diario intimo è una scrittura del momento, dell’istante. Una cronaca giornaliera in cui possono essere registrati gli eventi professionali, personali, gli avvenimenti importanti, le vicende sentimentali, le riflessioni e i vissuti.

A COSA SERVE?

È uno strumento di autoaiuto, la sua strutturazione consente a chi lo usa di poter esprimere il proprio vissuto emotivo e fare una progettualità esistenziale. Si tratta di uno spazio in cui poter esprimere liberamente le proprie idee, credenze, sentimenti, attraverso l’utilizzo di un linguaggio concreto, descrittivo ed esplicito.

COME SI FA IL DIARIO?
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Quante volte scrivere il diario lo decide la persona a seconda dei suoi bisogni e necessità, è consigliata tuttavia una cadenza giornaliera per meglio sperimentarne l’efficacia; ogni persona, inoltre, può scegliere il supporto, cartaceo o digitale, che reputa più idoneo.

 

Il diario può essere scritto in forma libera oppure seguendo quattro step.

  1. Cosa mi sta succedendo? Descrivere il periodo pregnante della propria esistenza. In questa parte si evidenziano avvenimenti interni o esterni dai quali si è colpiti con le persone significative, alle quali non si è avuto il coraggio di esprimere il proprio vissuto e il dialogo con il proprio corpo quando la tendenza è quella di somatizzare. (es.: “…oggi è stata una giornata molto impegnativa e ho ricevuto grandi soddisfazioni in ambito lavorativo… nonostante la gratificazione professionale quando sono tornato a casa ho sentito un forte vuoto… credo si trattasse di paura ma non riesco a capire bene di cosa; avrei potuto finalmente rilassarmi e invece sentivo una frenetica voglia di bere qualcosa per placare la tensione…”)
  1. Che cosa mi fa soffrire? In questa fase si scende un po’ più in profondità; è da qui che si parte per rintracciare l’origine della crisi, per dare un nome a ciò che è significativo nella nostra vita, riconoscere che la sofferenza è legata, probabilmente, alle emozioni del passato. (es.: “…penso al perché sono così spaventato e non riesco a capirlo, mi sento solo anche se sono in compagnia… e più mi sento solo più voglio esserlo. La solitudine da una parte è una paura dall’altra un bisogno. Come si può aver bisogno della solitudine? Quando ho imparato ad avere come compagna la solitudine? … i ricordi mi portano al passato, a quando ero piccolo e…”)
  1. Che cosa voglio raggiungere? In questa fase si prova a considerare forme di esperienze diverse, nuove e più funzionali per sé a partire dai propri bisogni. Si può partire da una fantasia e pian piano avvicinarla ad obiettivi realistici, concreti e sostenibili. (es.: “…sarebbe bello se riuscissi a godere delle piccole cose che mi stanno attorno, se riuscissi a tornare a casa ed essere felice della gratificante giornata di lavoro senza aver paura di fermarmi e sentirmi solo… forse potrei iniziare a raccontare a qualcuno di come mi sento, qualcuno che sappia ascoltarmi, potrei raccontare a … di questa frenesia, magari non risolve la situazione ma intanto provo a spezzare la catena della solitudine…)
  1. Che cosa ho imparato? In questa fase si fa una sorta di sintesi dei propri vissuti ad un livello di consapevolezza ancora maggiore, con una visione quasi obiettiva degli eventi di un certo periodo. (es.: “…non so se riuscirò a realizzare pienamente l’obiettivo di comunicare con chi mi sta attorno circa come mi sento… forse ad un passettino per volta, parola dopo parola… intanto oggi ho chiaro cosa provo: paura di sentirmi solo! … ho capito che stare così mi confonde così tanto che ricorrerei a qualcosa, tipo bere, per attutirne la sensazione. Domani scriverò se sono riuscito ad aprirmi con qualche persona fidata e come mi sono sentito…”)

BENEFICI DI SCRIVERE UN DIARIO

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  • È un utile economizzatore e propone una prima forma di sostegno, a costi zero, per se stessi.
  • Offre una soluzione parziale alla necessità di sentirsi ascoltati e aiuta a focalizzare le risorse utili per poter fronteggiare le avversità.
  • Consente di analizzare i fatti alla giusta distanza e guardare da vicino la profondità di quanto emerso.
  • Potenzia l’adulto (quella parte di sé devota alla responsabilità e all’impegno) in quanto sono richieste continuità e sistematicità nel programma di scrittura giornaliera.
  • Consente il monitoraggio dell’umore. È particolarmente indicato per depositare pensieri ossessivi, ricorrenti e stati d’ansia generalizzati; la scrittura, infatti, aumenta la coscienza esplorativa per cui rileggendo da soli ciò che si è scritto è possibile avere intuizioni e comprensioni circa ciò che si sta sperimentando.

 

La scrittura nasce dalla voglia di mettere ordine nel caos dell’esistenza, dal desiderio di raccontare la vita e sperimentare ancora il senso di coerenza profonda, arrivando così a essere più intimi con il proprio mondo interiore. La scrittura di se stessi ferma i pensieri “per sempre” nel tempo presente.

 

Approfondimenti bibliografici:

De Luca K., Spalletta E. (2011), Praticare il tempo, Sovera, Roma

Progoff I. (2000), Curarsi con il diario, Ed. Pratiche, Saggiatori, Milano

 

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